Irlanda in moto

31 Gennaio 2013
Ferrara – Cherbourg via terra in 3 tappe (e viceversa)
Faremo tappa nell’ordine: Waterford-Dublino-Belfast-isola di Man-Garnish(penisola Beara)-Waterville(penisola Kerry)-Kilkee-Ardara-Londonderry-Giant’s Causeway.
In totale circa 6400 km di strada in 29 gg.
27 luglio 2012 ore 9.00 – Iniziamo bene!
La moto è carica noi siamo vestiti a puntino, insomma tutto è pronto…..si parte…..no, non esattamente…la batteria ha deciso che la sua vita è finita….si, proprio adesso. Per fortuna che è venerdì e che riusciamo a farci portare una batteria nuova e dopo un’ ora   finalmente si parte sul serio. Prima tappa Grenoble circa 590 km, bel tempo anzi gran caldo fino a Torino poi a mano a mano che si avvicinano le montagne la temperatura torna decente. Abbiamo deciso di fare il passo del Moncenisio ed evitare il pedaggio del Frejus. Merita, il paesaggio spezza le ore di autostrada monotona e la temperatura 18° con qualche goccia d’acqua ritempra dall’afa padana. La Strada dei Cannoni ci resta impressa e ci promettiamo di organizzare un viaggetto in zona, arriviamo a Modane e riprendiamo l’autostrada. La temperatura ricomincia ad alzarsi, non avrei mai pensato di arrivare a Grenoble a pomeriggio inoltrato trovando 28° all’ombra!!!
Siamo in montagna, in montagna non fa mai troppo caldo….
Ma l’hotel è confortevole, le camere, perfette per un notte e via, soddisfano perfettamente il prezzo pagato. La piscina anche se piccola ci ristora, lo spettacolo delle montagne che ci circondano crea l’atmosfera e cosa volere di più,  la distesa esterna del ristorante con un buon menù e ovviamente una buona carta dei vini ci prepara alle braccia di Morfeo.
Seconda tappa Saclay a circa 20 km da Parigi, altri 590 km di autostrada pallosa con panorama monotono. Nota positiva la temperatura che all’arrivo si stabilizza sui 24°. La camera dell’hotel è meno piacevole della precedente ma per una notte va benissimo anche visto la cifra pagata. C’è una piscina all’ aperto ma l’acqua è gelida e la temperatura esterna di sera cala, quindi, niente bagno. Il ristorante ha una deliziosa vetrata che guarda un parchetto, il menù è ottimo, buon vino e nanna.
Terza tappa Porto di Cherbourg per l’imbarco al traghetto alle ore 16.00.
Oggi la tappa non è lunga 365 km anche carini visto il panorama..,.altro posto da tenere in considerazione per un viaggetto…
Arriviamo a Cherbourg prestino e con tanta fame, così troviamo un ristorantino e con un antipastino di ostriche e una padellata di cozze facciamo venire l’ora dell’imbarco. Ah, dimenticavo, qui non fa caldo per niente, ci saranno 18° e tira un gran vento. Ore 16.00 apertura imbarco puntuale, le moto hanno la precedenza e quindi quando alle 19.30 il traghetto parte, noi abbiamo già preso possesso della nostra cabina, fatto una bella doccia calda e conosciuto tutto l’equipaggio portoghese (che ci ha preso in simpatia).
Pare che siamo gli unici Italiani….
La traversata è tranquilla e il dondolio concilia il sonno…ci si vede in Irlanda.
30 luglio 2012
Ci svegliamo in mare aperto con una bella giornata, arrivo previsto ore 12,00 locali (+1 rispetto all’Italia).
Il traghetto è puntuale, velocemente sbarchiamo e ci prepariamo ad affrontare i primi 80km di paesaggi collinari con uno splendido sole ad illuminarli, destinazione Waterford dove faremo base per le prossime 3 notti.
Ehi, siamo in Irlanda, il clima è birichino, e così dopo nemmeno mezz’ ora di strada ecco che ti piove!!
Arriviamo a Waterford sotto una leggera pioggerellina e ci dirigiamo al b&b, sistemiamo le nostre cose in camera e ci precipitiamo alla scoperta della costa, e alla ricerca di qualcosa da mettere nello stomaco mentre la pioggerellina persiste. La moto ci porta a Passage East, piccolissimo villaggio di pescatori fatto di casette colorate e dove i traghetti fanno la spola tra le contee di Waterford e Wexford per evitare un lungo tragitto per strada. Dopo un bel the caldo ed una fetta di torta prendiamo la stretta strada costiera tutta curve e panorami per arrivare a Dunmore East dove ancora si possono vedere alcuni cottage col tetto di paglia ben ristrutturati, proseguiamo per Tramore, a questo punto comincia a piovere sul serio, infiliamo i sopra guanti e facciamo ritorno verso Waterford.
Per oggi abbiamo preso acqua a sufficienza. Andiamo dritti in centro e il resto del pomeriggio lo passiamo passeggiando e visitando la città, ci compriamo anche un paio di ombrellini perché piove davvero tanto e il cappellino impermeabile non è sufficiente. Gira che ti gira arriviamo al T&H Doolan’s pub, pare abbia più di 300 anni ed è veramente carino. Ovviamente si ordina Guinnes, ma scopriremo che ci piace di più la Kilkenny, buona birra rossa prodotta nell’omonima città e adatta anche ai pasti a differenza della collega più famosa!! Decidiamo di fermarci anche per la cena e così diamo il via alle early dinner (cene anticipate), che per le nostre abitudini sono quasi degli orari da merenda, ma tenendo presente che le colazioni sono dei pranzi e che spesso il pranzo diventa una merenda è ovvio che alle 18.30 cominci a sentire la fame. Tra l’altro qui è un’abitudine diffusa cenare fra le 18 e le 19.30, più tardi rischi di non trovare le cucine aperte! Cenare presto aiuta anche la digestione e ci permette di rilassarci con un buon libro nella nostra cameretta all’ultimo piano del b&b.
Chissà che sorprese ci saranno per noi domani…
Eccola la prima sorpresa, P I O V E….
Già, sembra proprio che non voglia smettere, ha piovuto tutta la notte e adesso piove ad intermittenza, un po’ si, un po’ no, poi piove leggermente, poi a scrosci….insomma tutta la serie di precipitazioni possibili evitando grandine e neve!
Ci dirigiamo verso Kilkenny, deliziosa cittadina medievale dove spiccano, in una giornata così, ancora di più, le porte colorate e i variopinti vasi di fiori sullo sfondo di muri in pietra grigia degli austeri palazzi storici.
                           
Nel nostro vagare per monumenti, splendida la St Canice’s cathedral, veniamo avvicinati da un signore che ci chiede da dove veniamo, se ci piace Kilkenny e, se siamo cattolici…..caspita ne è la conferma, se per gli inglesi il primo argomento di cui parlare è il tempo, per gli irlandesi l’argomento principe è l’indirizzo religioso! Ci propina un sermone su mille cose…ne capiremo la metà….ci saluta e se ne va. Gli irlandesi sono persone molto ospitali e genuine, ma una cosa proprio non riesci a fargli capire: siamo italiani, non parliamo perfettamente l’inglese, per favore parlate lentamente. Si, le prime 2 parole, poi, partono a raffica, convinti che tu capisci tutto. Si fa tardi e il nostro giro di oggi ha un’altra tappa, dobbiamo assolutamente visitare la Rock of Cashel.
La splendida immagine che si ha arrivando dalla R 660 è di una collina che si innalza da una pianura di pascoli verdi e punteggiata qua e là di affioramenti calcarei e dove pascolano liberamente greggi di pecore dal muso nero. Sulla cima di questa svetta la rocca formata da una cinta muraria che racchiude una torre, un’abbazia e una cappella romanica. Ancora più bella è la vista dalla R 505 dove ci trova la rocca da un lato e le rovine della Hore Abbey sul lato opposto.
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La strada che ci riporta a Waterford si snoda fra pascoli con ogni tonalità di verde che si moltiplicano all’ infinito, attraversiamo paesini con case di pietra, ogni tanto si incontra un maniero, sembra di essere catapultati in un capitolo di Jane Eyre. La strada è stretta e ai lati i cespugli crescono fittissimi diventando alti più di 2 metri e spesso congiungendosi alle estremità, gli irlandesi li tengono potati a mo’ di siepe e così si forma una sorta di muro che dà l’impressione a volte di avanzare in un tunnel di infinito verde.
E’ bellissimo, è una delle immagini che mi porterò dentro di questo paese. Alla fine della giornata, sempre umidi, ci fermiamo a cena al Doolan’s pub. Questa sera stufato alla Guinnes.
Oggi dobbiamo assolutamente essere a Kilmore Quay prima delle 10,00 perchè quella è l’ora in cui partono le barche per le Saltee islands. Ma la giornata è incerta, così fra tanti ma e molti se, al porto ci arriviamo decisamente in ritardo ma con il sole che spunta a tratti. Kilmore Quay è un grazioso piccolo villaggio, con cottage dal tetto in paglia e reti di pescatori un po’ ovunque.
Al porto ovviamente non c’è nessuno, siamo arrivati tardi…però c’è un bel cartello con gli orari delle uscite per le Saltee.
Scopriamo così che anche se abbiamo perso la prima, abbiamo la possibilità di prendere la barca che parte alle 12,00 e ci mettiamo ad aspettare, prima o poi qualcuno arriverà! Intanto facciamo un giro per il villaggio a scattare qualche foto.
      
Dopo circa mezz’ora, finalmente arriva un signore: no, oggi niente barche per Saltee, c’è mare non si esce….ma, scusi, c’è il sole….è lo stesso, fuori c’è vento e il mare e mosso. E così con la codina fra le “ruote” la nostra Gajendra se ne va da Kilmore Quay.
Cosa facciamo? Un’occhiata veloce alla guida e decidiamo di andare a vedere il faro di Hook Head. Arriviamo al faro giusto per il pranzo, intanto la pioggia è tornata e ci rifugiamo all’ interno per un paio di seafood chowder, mmmh….che buone! Quando usciamo la situazione è peggiorata, le nuvole sono basse e non si vede nemmeno il mare, decidiamo di tornare al b&b , avremo un oretta di strada da fare, meglio proprio rientrare. Questa è una di quelle giornate dove la doccia calda è un balsamo. Usciamo a piedi  e ci facciamo una bella camminata sulla Cork road, cercando un ristorante. Lo troviamo dopo 3 km dove la Cork road diventa Manor street, si chiama The Manor bar and grill, è un locale davvero sciccoso, anche se chi lo ha arredato non aveva le idee ben chiare su li abbinamenti…..ci accoglie la proprietaria (forse è lei l’arredatrice) in abbigliamento pioniere vecchio west, non ha esattamente l’aspetto raffinato che ci si aspetta dal posto me è molto gentile. La cena deliziosa è presentata davvero bene, alla fine il rapporto qualità/prezzo secondo noi è ottimo.
2 agosto – Dublino
Arriviamo con il sole, che bello, finalmente il sole. Ci dirigiamo subito al b&b, scarichiamo la moto, ci mettiamo in borghese e via alla scoperta di Dublino. L’autobus ci porta in centro, cominciamo il nostro giro dando una sbirciatina al Trinity College, passeggiamo per Dame street e risaliamola South Great George’s street per entrare al George’s street Arcade o Market Arcade. Questo mercato si trova in una galleria gotico vittoriana di mattoni rossi con un bel ingresso dai cancelli verdi. Ci divertiamo a girare fra le bancarelle in cerca di curiosità. Usciti da questo ci infiliamo nel Powerscourt Townhouse centre, l’edificio ha un cortile centrale coperto da un enorme lucernario su cui affacciano le terrazze dei tre piani che ospitano mostre, negozi e ristoranti. In  questo centro c’è anche un bagno aperto al pubblico.
Ci scappa lo shopping souvenir e dove farlo se non a Temple Bar?!
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Ci sta anche un gelato, “Botticelli italian icecream” sembra gelato artigianale, sarà davvero italiano o la solita bufala che di italiano ha solo l’insegna? Beh’ Italy o non Italy il gelato è una bontà! Stanchi e con i piedi fritti rientriamo in albergo e la cena ce la facciamo non molto lontano al Kielys of Donnybrook pub, una bella bisteccona e maiale in padella annaffiati da birra e con olimpiadi sul maxischermo, ci siamo proprio stati bene e abbiamo passato una tipica serata dublinese, che ne dite .
3 agosto
Oggi cerchiamo le foche.
Dopo colazione prendiamo la moto, destinazione Howth, villaggio di pescatori a circa 16 km da Dublino. Scegliamo la strada costiera, il paesaggio è davvero bello, peccato che cominci a piovigginare, stiamo andando al porto perché nelle mie ricerche ho letto che è un buon posto per vedere le foche. Ma questa vacanza è davvero sfotunata, e delle foche nemmeno l’ombra, intanto piove sul serio e Andrea comincia a sentirsi umido…sarà meglio tornare in città. Andrea aveva ragione, non era umido, era bagnato, qualcosa nella vestizione non ha funzionato a dovere. Ci cambiamo e andiamo in centro dove passeremo il resto della giornata, con un sole splendido fotografando monumenti e personaggi pittoreschi fermandoci a Temple bar per la cena presso l’Old Mill restaurant. Tornati in camera controlliamo se le giacche e i pantaloni da moto si sono asciugati perché domani andiamo a Belfast e farsi 120 km con la roba bagnata addosso non è il massimo. Contenti della nostra attrezzatura che asciuga veramente in fretta ci mettiamo a letto sperando di svegliarci con il sole.
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Siii!!!
Oggi c’è il sole, raggiungiamo Belfast velocemente e altrettanto velocemente il nostro navigatore ci conduce all’ alloggio.
Abbiamo solo mezza giornata per visitare la città e così lasciata Gajendra nel parcheggio del b&b, ci dirigiamo verso il centro città. Siamo capitati in pieno Gay Pride, un tripudio di colori! Figuratevi due appassionati di fotografia che si ritrovano in mezzo a migliaia di persone abbigliate nei modi più fantasiosi….ci divertiamo un sacco e ci dimentichiamo completamente di visitare la città.
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Però non ci dimentichiamo che è stato da pochi mesi inaugurato il Titanic Belfast e così proseguiamo per il Titanic Quarter dove non riusciremo a vedere la mostra perché i biglietti per la giornata sono esauriti (ho detto che è una vacanza sfortunata) però riusciamo a fare qualche scatto davvero bello della struttura.
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Per cena finiamo in una pizzeria, dove la pizza è davvero buona, il locale è strapieno e c’è tanta confusione così finito di mangiare non ci soffermiamo più di tanto al tavolo, lentamente rientriamo in camera.
Il giorno 5…….ci imbarchiamo…
Ho prenotato andata da Belfast, ritorno su Dublino con la Steam Packet Company, dove andiamo?
All’isola di Man!
Tappa voluta da Andrea, tributo dovuto all’isola dei motociclisti…..in realtà isola splendida, è un peccato che sia conosciuta solamente per il suo TT race. Merita più delle 2 notti che abbiamo fatto noi. Fatta una buona colazione e caricata la moto ci dirigiamo al porto di Belfast, il check-in chiude alle 10,00 e noi siamo perfettamente in orario. Non siamo di quelli ansiosi che arrivano con ore di anticipo, a volte capita, nella maggior parte dei casi però calcoliamo i tempi giusti-giusti.E a volte capita che ci sono delle sorprese!
“Lavori in corso”
Proprio così, al porto di Belfast stanno risistemando la viabilità, con effetto negativo sulla nostra tabella di marcia. Il quarto d’ora previsto per l’arrivo all’imbarco diventa mezz’ora perchè il giro allucinante che i cartelli “deviazione, deviazione, deviazione”, che continuiamo a seguire e che non finiscono più, ci allunga la strada di un bel po’, senza contare il fatto che continui ad avere l’ansia del: sarà la strada giusta? E non c’è nessuno…ma proprio nessuno a cui chiedere indicazioni, solo container e serbatoi, già che questa vacanza gira male, vuoi vedere che perdiamo il traghetto!
……………………
Arriviamo giusti giusti al check-in, anzi, visto che la moto riesce a passare oltre le code, ci lasciamo dietro diverse auto e andiamo dritti all’imbarco che deve ancora iniziare. Pochi minuti e ci fanno salire, come sempre le moto hanno la precedenza, per chi non lo sa, è perchè ci vuole più tempo a sistemarle, soprattutto nei mari del nord bisogna ancorarle bene alla nave con cinghie o corde. Il traghetto è carino ha comode poltrone e salottini con divanetti, un bar, un angolo buffet self service per la colazione, spazio giochi per i bambini e un mini negozio con cianfrusaglie “TT race”. Ci aspettano quasi 3 ore di traversata, prendiamo i nostri libri e ci mettiamo comodi, intanto, comincia a piovere. Siamo a Douglas verso le 14,00 la nostra stanzetta al quinto piano senza ascensore è veramente piccola ma è pulita e ha una vista meravigliosa.
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Scopriamo di avere dei vicini, diciamo….un po’ particolari…. Sul tetto della bovindo su cui affaccia la nostra finestra, fa capolino una coppia di gabbiani. Nei prossimi 2 giorni ci faranno compagnia ogni volta che ci troveremo in camera. Figurarsi, noi amiamo così tanto gli animali da preferirli spesso alle persone, hanno fatto bingo! Sono troppo carini, se non li consideri picchiettano col becco sul vetro per chiamare e aspettano i biscottini! Vista la pioggia non riusciamo a farci il giro della TTrace, così restiamo a passeggiare per la città che ha un lungomare veramente bello. Douglas non è decisamente una meta a buon mercato, leggiamo alcuni menù esposti e scatta l’avvilimento o ti adegui al solito fish and chips, e quando torni a casa vai dal medico a controllare il colesterolo o ti sveni…..e ci scappa un logico ragionamento, ma loro come fanno? Abbiamo visto intere famiglie, dai nonni ai nipotini  a tavola con codeste pietanze, ma il loro organismo di cosa è fatto? Non hanno il colesterolo gli anglosassoni? E’ una specie da studiare, pensiamo che nel tempo abbiano subito un mutamento genetico che gli permette di digerire qualsiasi alimento grasso senza subire conseguenze! O forse il metodo è quello di allenare il metabolismo lentamente….abbiamo visto come fanno….danno ai bambini in carrozzina la patatina fritta da succhiare al posto della carota o del grissino, vi assicuro che l’ho visto coi miei occhi.
Fortunatamente, a forza di girare, troviamo un ristorante che sembra avere dei prezzi decenti, è italiano e noi non amiamo i ristoranti italiani all’estero, però i prezzi sono buoni e i piatti invitanti e si rivela essere una buona scelta. Questa sera ce ne andiamo a letto decisamente satolli, forse abbiamo esagerato a tavola….
Il mattino del 6 agosto ci accoglie con il sole, corriamo veloci quindi verso uno dei luoghi più suggestivi dell’isola, la punta sud. Qui si trova un bar/ristorante con una vetrata panoramica a 180° e un centro visitatori che fornisce un serie di informazioni: dalla storia di Calf of Man (isolotto posto di fronte) a quella dei relitti delle navi affondate in zona. Ci sono pochissime persone e ci godiamo il panorama con la sola compagnia del vento e delle foche grigie che sonnecchiano sull’isolotto roccioso Kitterland posto fra noi e l’isola di Calf of Man.
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Non so quanto tempo siamo rimasti a goderci lo spettacolo, un’oretta almeno, soddisfatti riprendiamo la strada per Port Erin, da qui partono le barche per Calf of Man, la prossima meta della giornata. Le strade dell’isola sono davvero un divertimento per i motociclisti, strette e tutte curve con scenari da cartolina e pochissimi mezzi a percorrerle. Proprio per questo però possono diventare pericolose, perché ti abitui al fatto che non c’è nessuno e quindi tendi a spingere sempre più e proprio dietro la prossima curva potresti trovare un trattore, quindi meglio starci attenti! Al porto di Erin cerchiamo la barca, ma il vecchio marinaio oggi pare non abbia voglia di lavorare, se non siamo almeno in 4 lui non esce, va bene, ci guardiamo in giro, arriverà sicuramente qualche altro turista che vuol venire con noi! Eccoli, una coppia si avvicina alla lavagna con gli orari, noi ci avviciniamo a loro, siete interessati alla barca? Si?! Bene anche noi, quello è il marinaio, adesso siamo in 4, possiamo partire. Il vecchio marinaio oggi non ha proprio voglia di lavorare, no, no, non si esce, c’è vento non va bene, ma se non tira una bava d’aria!?!
C’è il soleeee!
Uffa, se piove non si esce, se c’è vento non si esce, adesso non si esce nemmeno con il sole….come si fa?
Ma la Bea non si perde d’animo, e sa che le barche partono anche da Port Saint Mary. E questa volta la fortuna ci assiste, ed è proprio fortuna perché arrivati qui non c’è traccia di natanti che facciano l’escursione all’ isola di Calf, ma chiedendo in giro troviamo un “Lupo di Mare” che deve accompagnare il presidente del Manx National Heritage, due suoi ospiti e un terzo personaggio non ben identificato,  proprio sull’ isola per visitare i suoi antichi fari.
Caspiterina, meglio di così, ci aggreghiamo all’ allegra compagnia, e con una traversata soleggiata e per niente ventosa in un’oretta e mezza arriviamo sull’ isolotto.
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Calf of Man è una riserva naturale non abitata, super protetta, sede di un osservatorio per uccelli, vi sono un paio di cottage ove si può alloggiare col permesso del Manx National Heritage. Ma noi ci facciamo bastare questa giornata, evitando di entrare nei bellissimi fari costruiti nel 1818.
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Esploriamo l’isola usando i sentieri battuti e consultando la cartina che ci ha dato la moglie del nostro marinaio alla ricerca delle foche che vivono numerose in questa zona.
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Ogni tanto un leprotto saltellando ci saluta e le 3 orette che abbiamo a disposizione volano, è proprio una bella giornata calda e questo posto è un paradiso. Inaspettatamente incontriamo anche le Manx Loaghtan sheep, un caprone a quattro, a volte sei corna, tipico dell’isola di Man e il Manx National Heritage  ha portato qui un piccolo gregge che vive in libertà, con lo scopo pare di proteggere la razza. Le capre sono davvero buffe e ci avviciniamo per fotografarle, sperando di non infastidirle perché una cornata di queste….
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Ormai non ci resta più tempo e indenni dall’ incontro con le Loaghtan ritorniamo alla barca. Un’altra ora e mezza di mare ci spetta, e le sorprese non sono finite, sulle scogliere silenziose che abbiamo passato all’ andata ora c’è fermento. La moglie del barcaiolo condivide il nostro amore per la natura e si offre in una lezione gratuita sull’ avifauna locale. Accostiamo alle scogliere per vedere da vicino le Kittiwake (Rissa Tridattila) che rientrano ai nidi per la notte, il pennuto “condominio” è decisamente sovraffollato, ed è un
continuo via vai di coinquilini indaffarati.
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Mentre ci avviciniamo al porto il tramonto inizia a pennellare il cielo con toni aranciati e ci regala  l’ultima emozione di questa splendida giornata, nella nostra cameretta gli amici gabbiani aspettano e ci salutano per l’ultima volta, all’ alba il traghetto ci riporta in Irlanda.
Sarà una giornata molto lunga, avremo modo di constatare che le famose quattro stagioni in 24 ore dell’Irlanda esistono davvero, anzi per noi daranno il meglio e si presenteranno nel giro di 12 ore.  Il check-in del traghetto chiude alle 06,15, è vero che ci vogliono cinque minuti per arrivarci, ma fra svegliarsi, vestirsi e caricare la moto un’oretta ci vuole….quindi sveglia alle 05,00.  Mentre attendiamo l’imbarco la nostra amica pioggerellina ci viene a trovare, per fortuna che sul traghetto si può fare colazione, perché all’ hotel non ci hanno proposto nemmeno un cestino con qualche dolcetto. Meno male che come sempre saliamo per primi perché scatta la corsa al posto comodo, cerchiamo una posizione dove poterci stendere, all’ arrivo a Dublino ci attendono circa 420 km per arrivare a destinazione, meglio dormire un altro po’, una cioccolata calda e biscottini coccolano i raiders assonnati.   Tutti i presenti sono stranamente silenziosi, la levataccia non la sentiamo solo noi…saranno tre ore sonnolente per tutti.
Alle 10,00 arriviamo a Dublino e ci mettiamo in marcia: pioggia, temporale, sole, caldo, freddo. Ci accompagnerà di tutto in questo tragitto, dove attraversiamo l’isola verso sud, diretti alla penisola di Beara. Imbocchiamo l’autostrada che in tre orette ci porterà all’ altezza di Cork lasciandoci alle spalle scene di vita rurale, dove le padrone di casa sembrano essere le onnipresenti vacche irlandesi, qui più numerose delle pecore, regine incontrastate dei pascoli costieri. Anche se la strada scorre non possiamo non notare le belle colline verdi tappezzate di pascoli intervallati da case, chiese e…. rovine o saranno ruderi? Alla periferia di Cork ci fermiamo a fare uno spuntino mentre Gajendra richiede il pieno, in Irlanda tutti i distributori sono accompagnati da zone ristoro ben organizzate quindi è facile fare entrambe le cose senza perdere troppo tempo. Qualche chilometro più avanti lasciamo l’autostrada per la R 585, abbiamo ancora 140 km di strada da “macinare”, ma che spettacolo. La strada normale è sempre più  divertente, quando poi arriviamo a Glengarriff e imbocchiamo la R 572 del “Ring of Beara” sembra di entrare in un’altra dimensione. Questa è l’Irlanda che ci piace, brughiere d’erica, pochissime case e solo il rumore del vento.Veramente il rumore della nostra moto rovina un tantino il quadretto, ma quando finalmente arriviamo a destinazione e la mettiamo a nanna (sperando non si sia offesa) lo spettacolo è impareggiabile.
Il b&b che ho scelto e ancora meglio di quello che mi aspettavo, risulterà uno dei migliori della vacanza.
Come pensate che sia il tempo? Da Glengarriff a qui ha sempre piovigginato e ora, a metà pomeriggio inizia a scendere la nebbia, in realtà sono nuvole che il vento spinge dal mare verso la costa e, a differenza della nebbia padana che noi conosciamo tanto bene,  questa si muove in continuazione, si alza e si  abbassa, avanza verso le colline in un susseguirsi di vedo non vedo. La nebbia sa essere molto suggestiva, lo sa bene chi vive nella mia splendida città quanto può essere bello il castello avvolto nella fitta nebbia novembrina.
La signora del b&b ci chiede se vogliamo cenare, e noi siamo così stanchi che accettiamo volentieri, chi ha voglia di riprendere la moto per cercare un ristorante?! Ci va benissimo anche di cenare alle 18,00, primo perché siamo affamati e poi perché pensiamo che un buon libro sotto le coperte è una degna fine per questa lunga giornata. La cena viene servita in una deliziosa saletta stile Holly Hobbie e noi scegliamo un tavolo nell’appartata  zona conservatory guardando il panorama che va e viene dietro le tende di mamma natura con mamma pavone e il suo piccolino che passeggiano nel giardino.
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Ci svegliamo avvolti dalla nebbia che durante la notte si è infittita e compattata, così salta il programma che prevedeva l’escursione di Dursey Island con l’intento di avvistare balene e delfini.  All’ isola, abitata da qualche pastore e i loro greggi si accede tramite una funivia posta a 500 m dal nostro b&b e la cosa curiosa è che gli abitanti e i loro animali hanno la precedenza su tutti. Tutto sommato mi sembra anche giusto, non deve essere così semplice la vita di chi abita su un’isola ove l’unico collegamento col resto del mondo è una funivia che tra l’altro funziona solo alcune ore al giorno. Stando ai racconti dei nostri ospiti si diventa anche un po’ suonati, pare che alcuni di loro abbiano acquistato delle auto e pensiamo non gli sia costato poco trasportarcele oltre al fatto di cosa se ne faranno su un’isola lunga 6,5 km  e larga 1,5!!!!! Chissà se avranno un’auto anche sulla penisola, che forse sarebbe un tantino più utile… Mentre facciamo colazione decidiamo di andare a Glengarriff per vedere le foche che abitano al porto. Ritorniamo sulla R 572, questa volta abbiamo tutto il tempo che vogliamo e ogni tanto ci fermiamo per godere dei panorami e immortalarli. Glengarriff è un bel villaggio molto turistico con diversi negozi di souvenir e tanta gente che passeggia, e così passeggiamo lungo la strada principale anche noi, per poi scendere verso il Blu Pool Park e camminare sui sentieri in mezzo ai boschi tra calette e piccole lagune a ridosso dell’insenatura. Qui, oltre a prendere il traghetto per Garnish Island, c’è la possibilità di vedere una colonia di foche che si è stabilita nelle calme acque della baia e con pazienza e fortuna riusciamo a trovarle, sono lontanucce ma riusciamo lo stesso a fotografarle. Passiamo il resto della giornata in giro per la penisola e al ritorno al b&b andiamo a vedere come funziona la funivia per Dursey e a rubare qualche ultimo scatto nei dintorni.
9 agosto, ricarichiamo la moto e ci trasferiamo a Waterville sulla penisola di Kerry, non è una tappa lunga e per mezzogiorno siamo già arrivati.. Alloggiamo all’inizio del paese sulla strada principale vista mare. Al nostro arrivo ci viene incontro una signora piuttosto “rustica” che non ricorda la prenotazione fatta con circa un mese di anticipo, ma sembra non importagliene molto, le camere non sono ancora pronte e così ci offre the e caffè mentre aspettiamo. Ci  fa vedere un paio si stanze e noi ne scegliamo una al piano primo e sul retro, grande e dove si dorme benissimo. Sul sito del b&b c’è scritto che possono organizzare escursioni alle Skelling Island (assolutamente da non perdere),  così chiediamo alla signora se può aiutarci a prenotare, per l’indomani mattina, i posti sulla barca. Lei si lancia in una serie di telefonate….ci informa che sarà difficile perché il fine settimana è sempre al completo ma ci proverà. Le chiediamo inoltre dove si trova una lavanderia, cerca di spiegarcelo poi ci chiede quante cose abbiamo da lavare e dopo una breve riflessione decide di infilarle nella lavatrice insieme alla sue…..fantastica signora spicciativa…
Facciamo un giro per il paese e spesa in un supermercato acquistando qualcosa per il pranzo che consumiamo sul lungomare ben attrezzato con aree pic nic, ci troviamo così bene con questa soluzione che opteremo per la stessa soluzione anche a cena.
Rientrando per la notte chiediamo se la prenotazione è riuscita e ahimè, l’esito è negativo, ma i barcaioli hanno consigliato di presentarsi al porto l’indomani mattina verso l’ora della partenza delle barche, forse qualcuno rinuncia o non si presenta.
Alle 9,30 del mattino con un splendido sole siamo al porticciolo di Portmagee, e aspettiamo, chiediamo informazioni ai proprietari delle barche per vedere se riescono ad imbarcarci, e aspettiamo. Quando anche l’ultima barca con le sue dodici anime a bordo se ne va, realizziamo che per noi non c’era posto e sconsolati ci rechiamo al The Skelling Experience un centro espositivo che organizza escursioni in barca pomeridiane che non fanno sosta sulle isole, le circumnavigano solamente, ma piuttosto che non vederle…
Il centro espositivo si trova sull’isola di Valentia collegata a Portmagee da un ponte, all’interno vi è un bar, un piccolo negozio di souvenir, una mostra dove è stato ricreato, con modelli a dimensioni reali, uno spaccato delle isole e un auditorium ove viene presentato un cortometraggio (15’) molto bello ed interessante che racconta la storia delle isole. Lasciamo il nominativo per l’escursione che parte alle 14,00, qualcuno ci informerà nel caso venga annullata e ci concentriamo sul centro visitatori, giusto il tempo di seguire il filmato e ci informano che le barche non usciranno quest’oggi perché si è alzato il vento.
Ci risiamo, è proprio difficile capirci qualcosa di meteo in questo paese!!
Va bene, allora visitiamo Valentia, visto che siamo già qua, l’isola non è molto grande ma alcuni punti offrono dei panorami spettacolari, soprattutto nel punto più alto dell’isola Geokaun mountain, si hanno, secondo noi le più belle vedute “aeree” dell’Irlanda…
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 Lasciamo Valentia attraversando il Valentia bridge che ci riporta a Portmagee e giriamo a destra per la Skelling Ring, una stradina stretta che percorre tutta la parte estrema della penisola di Kerry, sicuramente la zona meno turistica. Ci piace girare senza meta, scegliendo di volta in volta strade se possibile ancora più strette che si inoltrano nella brughiera e dove puoi girare per ore incontrando solo pecore. E’ così che troviamo un piccolissimo villaggio di cottage perfettamente ristrutturati che impariamo in seguito essere un ritiro di artisti. Non c’è dubbio che solo animi così sensibili potavano ottenere un simile risultato e scegliere un luogo così appartato e bello. Le casette sono tutte in pietra con i tetti di paglia e gli infissi colorati, alcuni rossi, altri verdi e così via, e il panorama è splendido.
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Caspita, girando senza meta si può perdere la cognizione del tempo, sono già le 17 e se vogliamo farci una doccia prima di cena sarà meglio rientrare, altrimenti facciamo troppo tardi e la cena salta, inoltre dobbiamo informare la signora how to get free gems on episode che non siamo riusciti ad andare sulle Skelling quindi deve riprovare per il giorno dopo.
11 agosto, una mattina non esattamente bellissima, fortunatamente non piove, scendiamo a far colazione sperando di trovare la prenotazione per le Skelling confermata. Purtroppo però i posti sono esauriti e nessuno ha disdetto, così ci vediamo costretti a tornare al molo di Portmagee ad attendere un miracolo. Il signor Pat O’ Neill è uno dei barcaioli, la proprietaria del b&b gli ha parlato di noi e ci rivolgiamo  a lui appena arrivati al porto, tipico irlandese di poche parole ci viene incontro, riconoscendoci per via della moto, e ci dice di aspettare. Alle 10,00 tutte le barche sono partite, tranne una, già piena delle 12 persone che può trasportare, e finalmente la nostra solita buona stella ci viene a trovare. Pat ci chiama e ci fa salire sulla sua barca, molto probabilmente facendo uno strappo alla regola, tant’ è che le cerate per i turisti sono 12 contate, ma a noi non interessa, siamo ben equipaggiati con le nostre giacche antivento idrorepellenti e tra l’altro gentilmente ci viene lasciato il posto più riparato e si parte signori, destinazione Skelling Michae traversata su un mare abbastanza grosso… Perché è così difficile visitare queste isole? Perché su Skelling Michael si trova un monastero di origine cristiana del 588 protetto dall’Unesco dal 1996. Ogni giorno possono visitarlo solamente un massimo di 180 persone suddivise su 15 barche che partono alle 10 del mattino e rientrano verso le 15,30 del pomeriggio, senza contare il fatto che possono essere annullate le uscite causa mal tempo. In realtà sarebbe meglio prenotare con largo anticipo,cosa che ho scoperto a mie spese, ma via internet pare non si riesca, detto da italiani meno fortunati di noi incontrati al porto, non hanno mai ricevuta risposta. Se parlate un buon inglese potete provare a telefonare.
Mi permetto di fare un paio di precisazioni che ritengo importanti, visto che si trovano poche informazioni al riguardo:
1)      La traversata che dura 1 ora mezza per andare e 1 ora mezza per tornare, può essere piuttosto pesante per chi soffre di naupatia, il mare è praticamente sempre mosso in queste zone, ma lo spettacolo merita il disagio ed inoltre quando si arriva su Skelling Michael si hanno un paio di ore per riprendersi.
2)      Skelling Michael è splendida ma decisamente scoscesa, il sentiero che si percorre per salire al monastero non è particolarmente lungo ma è molto ripido e non facilmente percorribile per chi ha problemi di deambulazione e per chi si affatica facilmente; inoltre non essendo tantissimo il tempo a disposizione per la visita, fare molte soste per riposare equivale ad avere meno tempo per il sito. Altra cosa da non sottovalutare: non esistono protezioni quindi se avete bambini particolarmente vivaci non credo sia un posto adatto. Per chi soffre di vertigini poi è, secondo me, proprio da evitare, visto che avete la parete ripida da un lato e il niente verso il mare, tranne per i primi metri del percorso protetti da un muretto di sassi.
Le barche vanno veloci sul mare ove appare la spuma bianca delle grosse onde, noi siamo puntini colorati che spiccano all’interno di un quadro fatto di sfumature di grigio, ci accorgiamo di essere arrivati in prossimità delle isole perché cominciamo ad incontrare gli abitanti della zona: volatili. Poi, ci appare una macchia nera avvolta dalle nuvole, quasi un immagine ammantata di mistero, è Little Skelling o Skelling Rock, la più piccola e molto più impervia, solo roccia e sule; eh…si, le bellissime sule sono le regine incontrastate di questa riserva ornitologica formando una delle più grandi colonie del mondo, più di 25000 esemplari. Ma non ci sono solo loro, cormorani, gabbiani tridattili, pulcinella di mare, stercorari e tanti altri uccelli oltre a qualche piccola famiglia di foche grigie vi trovano rifugio indisturbato perché su Little Skelling è vietato sbarcare.
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A fianco Skelling Michael sorge dal mare come fosse la punta frastagliata e rocciosa di una montagna sommersa, il monastero dal mare non si vede, costruito con l’unico materiale reperibile in loco, la pietra, è ben mimetizzato fra gli spuntoni di roccia e le poche macchie di verde.
Quando sbarchiamo,cosa non così semplice visto il mare mosso, quella che abbiamo davanti è un immagine surreale; è talmente forte la sensazione di isolamento che anche se  appare evidente la scelta dei monaci di costruire un eremo qui, è molto difficile capirla.
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La prima parte del sentiero è semplice, quasi piana e in alcuni punti purtroppo, cementata, vi hanno anche costruito una piccola piattaforma eliporto, che peccato…..speriamo serva per scopi utili….alla fine di questa facile camminata inizia la salita, e inizia di getto, con una scalinata scavata nella roccia dai monaci, che così si agevolarono in qualche modo l’accesso alla zona abitata. Dicono siano 600 gli scalini, io non li ho contati, mi fido sulla parola. La ripida scalinata in pochi metri ha già le prime defezioni dovute a problemi di vertigini e/o di difficoltà. Saliamo fra spuntoni di roccia e macchie di erba verdissima punteggiata di fiorellini bianchi e gialli, ci fanno compagnia i gabbiani e gli stercorari che golosamente attendono un dono commestibile che poi puntualmente si litigano.
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Una giornata limpida con il sole sarebbe stata bellissima per i colori, il blu del mare, forse avremo visto all’ orizzonte le coste del Kerry county, ma solo così, avvolti dalle nuvole con il vento che sferza il volto possiamo lentamente immedesimarci in quello che deve essere stato il vissuto dei monaci. E l’ascesa diventa quasi un percorso mistico dove le formazioni rocciose acquisiscono spettrali figure che la fantasia elabora a suo piacimento.
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Arrivati in cima ci sentiamo letteralmente catapultati indietro nel tempo, stona purtroppo la ressa dei turisti, mi rendo conto che i 180 permessi sono già troppi e affollano il piccolo monastero. I monaci hanno vissuto qui dal VI al XII secolo, veramente un lungo periodo, sarà per quello che sembra quasi di sentirli ancora presenti, o sarà forse la vista del piccolo cimitero con le croci scolpite nella pietra che porta la mente all’ idea che le loro anime vivano ancora questo remoto approdo. E’ incredibile il lavoro che hanno fatto, fondamenta a piattaforma costruite sul ripido pendio, celle e oratorio, muri di contenimento per creare orticelli terrazzati e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, il tutto fatto solo di terra e muri in pietra a secco. Tutto è ancora perfetto, ben conservato, come se loro non se ne fossero mai andati, mancano solo le verdure negli orti!
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Ahimè, il tempo scade ed è ora di ridiscendere, ci portiamo una strana sensazione dentro, deve essere stata durissima la vita su quest’isola ma abbiamo capito, ora si, capiamo quanto erano sereni….
 E’ ora di salutare Waterville, facciamo i conti con miss Clifford che a sorpresa ci fa uno sconto….non abbiamo capito perché…..o forse è davvero suonata e fa i prezzi in base a come si sveglia la mattina, sta di fatto che i 210 euro preventivati per 3 notti si trasformano in 195 euro, poi ci sarebbero i vestiti lavati…se ne sarà dimenticata? No, no, 195 euro per tutto, che dire, il buongiorno si vede dal mattino….c’è pure il sole!
Avete capito???? C’è il SOLE!!!!!!
Kilkee, arriviamo….
Prendiamo la N 70 che costeggia per finire il giro del Ring of Kerry che arrivati a Tralee si trasforma in N 69 fino ad arrivare a Tarbert, ci tocca ahimè tagliare fuori la penisola di Dingle….ma non si può mica pretendere di vedere tutta l’ Irlanda in un viaggio….giusto?
A Tarbet si prende il traghetto. Per evitare di fare un lungo giro (100km) attorno all’estuario dello Shannon e dover passare da Limerick ci imbarchiamo e paghiamo 9 euri per una traversata di un quarto d’ora. Si sbarca a Killimer, e proseguiamo per gli ultimi pochissimi chilometri che ci restano per arrivare a Kilkee.
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Ma quanto è carino questo paese, Kilkee è meta di vacanze marittime per gli irlandesi e infatti brulica di gitanti in costume. La cittadina si sviluppa attorno ad un bella baia con una grande spiaggia al centro che si trasforma in alte scogliere alle estremità. Alloggiamo sul lato sud e con una breve passeggiata sul lungomare si arriva al centro.
Vista la giornata calda, ci cambiamo e usciamo per la passeggiata esplorativa di Kilkee. Poco sotto il nostro alloggio ci sono le Pollock Holes, delle pozze naturali formatesi tra le rocce, delle mini piscine, dove un numeroso gruppo di ragazzini in muta sta giocando a fare tuffi di ogni tipo. Ci fermiamo a guardarli, divertiti anche noi dal loro entusiasmo, ma senza invidiarli più di tanto, l’acqua sarà più o meno a 16 gradi.
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La spiaggia più avanti è davvero piena di gente, intere famiglie che si crogiolano al sole facendo pic nic, in parecchi  stanno facendo il bagno in costume, è vero che è l’ora più calda della giornata, ma che coraggio!
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Noi preferiamo andare a farci un sandwich e una birra, è tardino quando finalmente decidiamo di fermarci allo The Strand, un bel bar con terrazza vista mare, ma abbiamo una fame….i sandwich sono enormi, esagerati per uno spuntino che alla fine ci costerà 23,70 euro. Forse era meglio se si prendeva un the ed una fetta di torta visto che ormai sono le 4 del pomeriggio. Ma alla fine compenseremo con la cena perché, la sottoscritta ancora sazia si accontenterà di una deliziosa chowder (zuppa di pesce bianca) e Andrea del piatto del giorno del Scott’s  pub : fegato di agnello croccante.
Dopo la stupenda giornata di sole, nel tardo pomeriggio il meteo ha avuto un repentino cambio d’umore, intorno alle 8 di sera piove a dirotto e la temperatura scende, è proprio l’atmosfera adatta al pub, che infatti è stracolmo di gente. Con sta pioggia e con sto vento ce ne torniamo in camera e buona notte.
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Ha piovuto tutta la notte, ma il sole fa capolino e noi abbiamo un bel giro da fare, puntiamo dritti alle Cliffs of Moher distanti da qui una sessantina di km. Ci piacciono un sacco le scogliere, e queste sono le più famose d’Irlanda, ma che delusione. Avevo letto che era stato costruito un centro visitatori per gestire l’afflusso di turisti, ma non mi aspettavo certo una cosa così imponente. Ben mimetizzato nell’ambiente, per carità, ma noi non amiamo i luoghi super organizzati, no, non fa per noi. Memori dei paesaggi selvaggi delle Shetland e delle Highlands cerchiamo qualche stradina che ci faccia bypassare tutto ciò. Anche perché, le guide scrivono che è stato costruito un muretto di sicurezza sui principali sentieri e nei punti panoramici, alto 1,5 m….cioè  4 cm in meno di me….cosa potrò mai vedere?!? E’ vero che si trovano solo nella zona con più affluenza di turisti e che se si prosegue per un certo tratto sui sentieri i muretti finiscono, ma se devo fare trekking preferisco una zona meno affollata e poi, scusate, per me 1,5 m è un muro non un muretto!
Insomma, ci teniamo in tasca i 6 euro per persona (spilorci!), e torniamo indietro perché un km prima di arrivare al centro ho visto una stradina che saliva la collina lato mare, magari troviamo un modo per avvicinarci alla costa. La stradina porta ad una cava e prosegue attraverso i prati destinati ai pascoli e delimitati dai caratteristici muretti di pietra, fatti altri 3 km circa, troviamo uno sterrato e facciamo sgranchire le ruote a Gajendra che si diverte ad affrontare il fondo a tratti decisamente fuori pista….saliamo fino a che la strada viene interrotta da un cancello al di là del quale si trova un gruppo di manzi pezzati. Non nascondo che ci stiamo divertendo un sacco, i diversivi di questo tipo fanno bello il viaggio e ci dispiace essere costretti a fermarci. Ehi ma da qui si vede una torre, sono le rovine della Moher Tower costruita come punto di vedetta per paura di un attacco di Napoleone, e quindi quello è Hag’s Head l’estremità meridionale delle Cliff’s. Perfetto, ma come ci arriviamo? Scavalchiamo il cancello, e se arriva il padrone? L’unico modo per proseguire è attraversare il pascolo e continuare a salire, fortunatamente il cancello non è chiuso a chiave e nemmeno elettrificato, sganciamo il fermo, passiamo e richiudiamo ben bene, adesso siamo in un recinto in compagnia di 5/6…..come si fa a sapere se sono manzi o vitelloni o già tori; tori non credo, hanno un’espressione così giovane…una cosa è certa, sono maschi, speriamo bene.
Con cautela mista a finta noncuranza avanziamo per attraversare il recinto e alla fine ringraziamo i “ragazzi” per averci lasciato passare indenni. Non siamo ancora arrivati, incontriamo un’altra piccola cava, e finalmente ecco la scogliera, siamo proprio in cima, c’è un sentiero a bordo strapiombo che arriva dalle Cliffs e prosegue verso la Moher Tower, scavalchiamo il filo spinato che ci separa dal sentiero e sotto di noi il vuoto, a destra le Cliffs danno sfoggio della loro splendida imponenza,
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 a sinistra la torre ed uno spettacolo, un arco naturale si stacca dalla scogliera e sembra tuffarsi nel blu dell’oceano formando alti spruzzi di schiuma che in realtà non sono altro che le onde che vi si infrangono contro.
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 Ci siamo noi e una coppia di francesi che ci guardano con un punto interrogativo scritto in fronte, e io penso che hanno ragione, si staranno chiedendo da dove sbuchiamo vestiti così? Non è esattamente l’abbigliamento da trekking! Il vento e i gabbiani sono i soli abitanti, qui e la bolgia di gitanti di qualche km fa sembra non esistere nemmeno, evidentemente la maggior parte di questi si accontenta di fotografare il muretto…peccato che in lontananza a guardarci bene se ne vedano i puntini in movimento.
Torniamo sui nostri passi e riattraversiamo il recinto, i nostri amici a quattro zampe ora sono più vicini al sentiero di passaggio, ma ormai ci conosciamo, no?! Richiudiamo bene il cancello e prima di tornare in sella scattiamo una foto ricordo del gruppetto che si mette in posa per l’occasione.
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Questa mattina, mentre consumavamo la colazione nella grande bovindo della breakfast room,
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una coppia di Torino ci ha suggerito di andare a Doolin per incontrare Dusty, un delfino che da un po’ di tempo stanzia nel porto di questo paesino e interagisce con le persone. E allora, vista la bella giornata, ripassiamo davanti al Centro visitatori delle Cliffs e proseguiamo per circa 6 km.
Il porto di Doolin è pieno di gente perché qui partono le imbarcazioni dirette alle Aran islands, facciamo un giretto su e giù per il molo e la spiaggetta attigua, ma di Dusty, nemmeno l’ombra….ci risiamo con la vacanza non proprio fortunatissima!
Che si fa? La giornata è veramente bella, è ancora presto e di certo luoghi da visitare non ne mancano. Ci troviamo nella regione del Burren, caratterizzata da colline di calcare di origine carsica, queste strane formazioni, che a me ricordano un enorme cervello sono chiamate “clint” e le fessurazioni tra uno strato di roccia e l’altro si chiamano “gryke”, sembra impossibile ma riescono  a crescerci erba e fiori!
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Allora, direzione Burren centrale, un piccolo tratto di R 478 ci conduce alla N 67 attraversiamo la cittadina di Lisdoonvarna ed eccoci di nuovo in mezzo alle brughiere, come ci piacciono questi spazi silenziosi….
Senti Andrea, io ho lo stomaco che brontola, lo so che quando guidi la moto, una curva, un’altra curva… non capisci più niente e ti dimentichi di esistere, ma io avrei fame, uno spuntino non ci starebbe male. Andrea esce roblox unlimited pro dal “tunnel” e si rende conto che ha fame anche lui, raggiungiamo Ballyvaughan e con tanti posti che potremo scegliere, optiamo per un supermercatino Spar. Volendo fare solo uno spuntino di solito questa soluzione è ottima, non oggi, scelta pessima. Non so per quale arcano motivo ci è venuta la malsana tentazione di prendere un pizza allo spazio take away, lo sappiamo bene che è sempre meglio una buona “pie” di carne o di pesce, ma no; oggi siamo intrepidi e così Andrea si mangia quella imitazione di pizza e io, dopo averle fatto una specie di autopsia e tolto praticamente tutto il condimento, mi mangio una imitazione di piadina sporca di pomodoro!
Pensando che era meglio tenersi la fame, risaliamo in moto e ci dirigiamo verso il Poulnabrone dolmen ed il bellissimo scenario dei clint che lo circondano.
Ritorniamo indietro per circa 2 km per imboccare la R 480, e già alla prima curva a sinistra si presenta la visione calcarea, tutte le arrotondate sommità delle colline sembrano delle grandi pietre pomice in netto contrasto ai prati verdi punteggiati di fiorellini gialli. Un’altra curva, questa volta a destra ed ecco che i clint sono perfettamente visibili a lato strada. E’ un continuo susseguirsi di prati e sassi e mentre procediamo e la strada sale verso la sommità della collina i prati svaniscono lasciano posto solo ai sassi che diventano quasi un’unica distesa di roccia calcarea solcata da numerose e profonde spaccature dai cui spuntano ciuffi di erba secca e piccoli cespugli di fiori gialli, e di nuovo prati e sassi, fino ad arrivare al sito archeologico. A capire che si è arrivati non è la vista del dolmen, ma il cartello turistico che lo nomina. C’è un piccolo parcheggio, ci fermiamo e a piedi raggiungiamo il dolmen che in lontananza non è visibile perché si mimetizza con il resto delle rocce biancastre. Ci ritroviamo a camminare sopra la formazione calcarea facendo molta attenzione a dove mettiamo i piedi perché infilarsi per sbaglio in una crepa e prendere una storta non sarebbe piacevole.
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Scattate le foto di rito ci prepariamo al rientro, ci aspetta un’oretta di strada, forse qualcosa di più. E’ stata proprio una bella giornata e per rifarci dal triste pranzetto questa sera optiamo per una cena di pesce in un ristorante piccolo e sciccoso con piatti presi dalla cucina internazionale e reinventati a modo…loro.
14 agosto, una tappa lunghetta ci spetta quest’oggi, quasi 350 km per arrivare ad Ardara, piccolo villaggio della contea di Donegal, importante centro per la lavorazione della lana e del tweed. In realtà non l’ho scelto per questo ma, perché si trova vicino al Glen Gesh Pass. Una volta tanto ci si alza con calma, la giornata è dedicata al trasferimento, arriviamo a pomeriggio inoltrato, e ci rilassiamo al sole nel giardino della casa che ci ospita, domani si va alle Slieve League.
Una stradina tutta curve, proprio di quelle che piacciono tanto agli impavidi raiders si snoda a sud ovest di Ardara verso le Crocknamurrin Mountain Bog, attraversiamo colline quasi completamente disabitate, il vento, a forti raffiche, di tanto in tanto ci sposta la moto, e più ci avviciniamo al Glen Gesh Pass più una leggera nebbiolina ci avvolge in un umido abbraccio. Le solite pigre pecore a perdita d’occhio mentre brucano ci lanciano sguardi interrogativi “cosa episode choose your story hack ci faranno mai degli umani quassù con questo tempo?” Superiamo il passo e proseguiamo in direzione Carrick  e da li sulla Teelin road, gli scenari cambiano e le colline lasciano il posto al mare, ma lentamente; prima è un fiumiciattolo che sfocia, poi l’estuario si allarga in rigagnoli che sfiorano isolotti di prati verdi e allargandosi prende forma un bel loch (come lo chiamerebbero in Scozia), in fondo… l’oceano.
 Ma la strada per noi continua e sale di nuovo perché le Slieve League si ammirano dall’alto, proprio da una delle scogliere.

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Meno conosciute delle Cliffs of Moher, sono spettacolari e a noi piacciono molto di più. Con un salto di circa 600 m si tuffano nell’oceano atlantico detenendo, si dice, il primato di più alte d’Europa. La nebbia va e viene, la pioggia arriva e non se ne va più, ci tocca rientrare, ci si rivede in Irlanda del nord, Londonderry  arriviamo!

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L’arrivo a Londonderry è carico di emozione, forte è la curiosità di vedere di persona i luoghi teatro dei famosi Troubles, e nella testa gira e rigira il ritornello “ Sunday Bloody Sunday…”
La città è cresciuta a cavallo del Foyle River.
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E’ noto il doppio nome Derry-Londonderry che distingue il lato in cui ci si trova, non solo fisicamente ma anche come orientamento religioso: a ovest Derry il lato cattolico, con il cuore della città cinto dalle antiche mura e Bogside il quartiere “delle barricate”.  A est, al di là del fiume, Londonderry la parte inglese con i quartieri protestanti, il nostro hotel (Waterfoot) si trova qui, nel Waterside. Decisamente fuori città, ma comunque comodo e se si è buoni camminatori non necessita nemmeno di mezzi! La sera poi ha un buon ristorante con menù interessanti, e quando si è stanchi la cucina vicino al letto è moolto comoda 😉
Due giorni in questa città passano in fretta fra il visitare il minuscolo ma interessante entro mura, e il quartiere del Bloody Sunday.
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Non si riesce a restare indifferenti davanti al Bloody Sunday Memorial, un semplice obelisco con i nomi delle quattordici vittime della famosa quanto assurda strage, e un nodo prende alla gola… mentre fotografiamo i murales di protesta alcuni passanti ci fanno un cenno d’assenso.
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Gli uomini potranno pure decidere di dividere i paesi a loro piacimento, ma la terra una è!
Visto che non ci sono frontiere, passare “da un’ Irlanda all’ altra” è semplicissimo, in realtà, non ci si accorge nemmeno del passaggio, vi sono interi paesi a cavallo dei confini…mi piacerebbe sapere come funziona l’amministrazione comunale. Facciamo un rewind e torniamo nella contea di Donegal per visitare la penisola di Inishowen, e arrivare fino a Malin Head, il punto più settentrionale dell’isola che ci regala ancora panorami spettacolari.
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Siamo ormai alle battute finali di questo lungo viaggio, gli ultimi due giorni dedicati alla costa, mentre ci spostiamo verso il nostro ultimo b&b (Ardtrabane House) ci fermiamo a fotografare Dunluce Castle e anche se ce la prendiamo molto comoda arriviamo in anticipo all’alloggio.
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Questo b&b meriterebbe un articolo dedicato…i proprietari devono aver subito qualche furto o comunque devono aver avuto qualche brutta esperienza interpersonale..non ricevono prima delle quattro del pomeriggio, va bene, ci può stare, sono al lavoro e non riescono a rientrare prima, ma una sorpresa ci aspetta….mentre attendiamo che arrivi l’ora di accesso alla stanza facciamo uno spuntino al The Nook un piacevole ed affollato pub vicino. Ritornati al b&b ci accoglie il proprietario, ci consegna le chiavi della camera che è davvero bella e ci consegna una serie di depliant dei vari ristoranti dei dintorni, nonché il menù per ordinare la colazione della mattina seguente, ci indica anche un sentiero free robux no human verification vicino alla casa che permette di arrivare alla Giant’s Causeway, che si trova proprio dietro di noi, senza passare per la biglietteria. Unico buon motivo per dormire qui! Bene, herpes under tongue è da questa mattina che abbiamo la “corazza” addosso, ci facciamo una bella doccia e approfittiamo subito del sentiero per andare a vedere lo spettacolo naturale più famoso di questo angolo di mondo. In fondo al sentiero una scogliera si affaccia sul “selciato del gigante”, sinceramente la prima impressione non è entusiasmante, sarà che abbiamo visto tante foto…la Lonely Planet gli ha dedicato la copertina!! Comunque scendiamo, vogliamo vedere da vicino la faccenda, colonne di basalto nero, incastrate tra di loro alla perfezione, di forma poligonale, la maggior parte esagoni e pentagoni, ma se ne vedono anche di altri tipi. Viste dall’alto sembrano le celle di un alveare, viste da vicino sorprende la regolarità delle dimensioni, ognuna di loro può ospitare i piedi di una persona…non di più… Per fortuna che eravamo rimasti leggermente delusi, foto su foto ci fanno perdere la cognizione del tempo, vuoi non scattare al tramonto?
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Non ci rendiamo conto che ormai è piuttosto tardi e dobbiamo risalire la scogliera ed arrivare di nuovo all’ Ardtrabane. Al volo prendiamo una giacca per la sera e l’ombrellino e di corsa scendiamo al The Nook sperando di arrivare prima che la cucina chiuda, è veramente molto tardi e di solito per le 21.00 le cucine chiudono. Ecco, l’avevamo detto, al pub la cuoca ha già detto stop. Cosa facciamo? Tornare a prendere la moto e andare al villaggio più vicino non se ne parla, sarebbe un giro a vuoto. Ricordo che nella zona c’è un’ hotel e lo cerchiamo. Entriamo e sembra vuoto ma fortunatamente si può ancora cenare, sono le 21.00 in punto, abbiamo rischiato di restare a stomaco vuoto fino al mattino dopo. Sono più o meno le 23.00 quando lentamente rientriamo. Arrivati al b&b ovviamente il portone è chiuso, nessun problema, abbiamo la chiave! Mi sorge un dubbio, abbiamo solo una chiave, possibile che ingresso e camera si aprano con la stessa chiave? Ma così tutti gli ospiti hanno la stessa chiave. Non può essere, ed
infatti non è, si saranno dimenticati di darci la chiave del portone! Suoniamo e il proprietario gentilmente viene ad aprire,
– Scusi se l’abbiamo disturbata, questo pomeriggio ha dimenticato di consegnarci la chiave dell’ingresso
– Chiave? Ingresso? No, non ho dimenticato, non c’è la chiave dell’ingresso, quando rientrate suonate.
– SUONIAMO??? Cosa vuol dire suoniamo, cosa vuol dire niente chiave, ma se voi non ci siete tutto il giorno fino alle 16.00, se mi scappa di correre in bagno dove vado??
– Spiacente ma queste sono le regole.
– No guardi, non è possibile, tra l’altro noi siamo in moto, se domattina viene il diluvio universale mica possiamo starcene in giro ad aspettare che lei torni con l’arca…
Insomma, dopo diversi scambi e perplessità, non ci resta che rassegnarci, la casa è blindata. Alle 10.00 al massimo si esce e si rientra alle 16.00, con la pioggia, con la neve, con o senza “cagotto”. Meno male che siamo davvero stanchi perché il nervoso avrebbe anche potuto farci fare una notte in bianco, ci mancherebbe solo quella!
– Andrea, Andrea, sveglia… sono le 8.00…dobbiamo alzarci, fare colazione, andare in bagno e prepararci entro le 10.00…lo sai che dobbiamo uscire di qui!
sims freeplay hack android id=”__mceDel”>Andrea è molto arrabbiato e continua a ripetermi che quando torniamo devo assolutamente mettere una recensione devastante su TA, in realtà le devo ancora mettere, sarà meglio che lo faccia! Insomma lavati, mangiati, vestiti, ma non contenti…ritorniamo all’attacco, abbiamo ancora qualche foto da scattare qui sotto e nel pomeriggio l’intenzione era di spostarsi in moto. Ma mica si può scendere vestiti da raider! Non so come riusciamo a convincere il “capo” a rientrare per le 12.00 ad aprirci per poterci cambiare. Ritorniamo a Giant’s Causeway, foto con il sole, rientro puntuale cambio e di nuovo in sella, ultima escursione Carrick-a-Rede Island.
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 Può finire una vacanza di pioggia senza pioggia?
Arriviamo a Carrick-a-Rede Island con un bellissimo sole, mi ritrovo in mezze maniche, non ci posso credere. La passeggiata fino al ponte sospeso che collega l’isolotto usato per la pesca al salmone, è piacevole, scatti di mare e gabbiani, bei panorami, per passare sul ponte c’è una gran coda così decidiamo di tornare indietro ed approfittare del barettino al parcheggio per pranzare. Meno male.
Ordiniamo uova e salmone, una seafood chowder e ci sediamo a tavolino, arriva il temporale, e che temporale, ma noi siamo al coperto! Pensa se avessimo attraversato il ponte, ci saremmo lavati. Caspita che vento, ma questo è proprio un temporale tosto!
– C’è qualcuno che ha una moto? C’è presente il proprietario di una moto? Ci sono due moto rovesciate nel parcheggio, il vento le ha buttate a terra..
– Cooosa, una moto? Due moto? A terra?
Andrea si precipita a soccorrere Gajendra sotto uno scroscio d’acqua che potrebbe essere un monsone indiano, fortuna che ci sono sempre le anime pie disposte a lavarsi per aiutarti, e così riesce a sollevare la moto. E’ superfluo dire che è fradicio e la temperatura è precipitata e dobbiamo aspettare quelle caspita di ore 16.00….? La vacanza finisce con la ciliegina sulla torta, una coppia di francesi ha messo la sua Ducati troppo vicino alla nostra moto, l’ha poggiata sul cavalletto laterale, un cavalletto vecchio e troppo sottile..le forti raffiche di vento hanno “tombè” la loro moto “qu’ il a tombè” la nostra, hai voglia di scusarsi…e cosa facciamo la constatazione amichevole in francese in inglese o in italiano?? Risultato, torniamo a casa con una freccia rotta e un baule schiacciato, bel finale eh!
Fortuna che nei tre giorni che ci servono per il rientro non succede più nulla di incisivo e sul traghetto i baristi portoghesi si ricordano di noi.
 
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Ringrazio tutti quelli che mi www.clashroyaleboom.com hanno seguito nel lungo racconto di questo viaggio, e ancora di più tutti quelli che gentilmente lo hanno commentato. Chi invece volesse fare un viaggio simile, ho disponibili le coordinate di ogni luogo e alloggio, chiedo solo una piccola ricompensa. Se invece avete bisogno di aiuto per organizzare, ne possiamo parlare.
 
 

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